Perché controllo mio figlio adolescente: cosa c’è dietro
Capita, in molte famiglie con un figlio adolescente, che ognuno giochi la propria partita in silenzio.
Perché controllo mio figlio adolescente, si domanda Laura, mentre Simone misura ogni parola e Roberto evita di affrontare la questione a cena.
Tre modi diversi di reggere la stessa paura, sotto lo stesso tetto.
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Perché controllo mio figlio adolescente: tre risposte alla stessa paura
Perché controllo mio figlio adolescente, si chiede Laura ogni sera, mentre scrive un altro messaggio a Simone.
Lui, dall’altra parte, sceglie il silenzio: risponde a monosillabi, resta chiuso in camera più del necessario, evita lo sguardo quando incrocia quello della madre in corridoio.
Roberto, seduto a tavola, cambia discorso appena la tensione sale, propone la pace prima ancora che qualcuno l’abbia chiesta.
Nessuno dei tre sta sbagliando di proposito: ciascuno sta solo cercando, a modo suo, di reggere una tensione che sente ma non sa nominare.
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Quando la soluzione diventa il problema
Il controllo di Laura nasce da un bisogno preciso: sentirsi ancora parte della vita di suo figlio, ora che lui si allontana.
Ma ogni messaggio, pensato e inviato per rassicurarsi, arriva a Simone come una conferma di non essere creduto e lo spinge a chiudersi ancora di più.
Il suo silenzio, a sua volta, sembra a Laura la prova che qualcosa non va e la spinge a controllare di più.
Roberto, intanto, mantiene la pace apparente: evita che il conflitto esploda, ma evita anche che qualcuno nomini davvero cosa sta succedendo tra loro.
Così la stessa mossa che dovrebbe rassenerare la famiglia, la mantiene esattamente com’è.
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Perché controllo mio figlio adolescente: la domanda che nessuno si è ancora fatto
Finché ciascuno guarda solo la mossa dell’altro, la situazione resta la stessa, sera dopo sera, messaggio dopo messaggio, porta chiusa dopo porta chiusa.
Qualcosa comincia a muoversi quando uno dei tre smette di chiedersi cosa dovrebbero fare gli altri due e si chiede, invece, cosa sta facendo lui, in questo momento, per mantenere tutto com’è.
È la prima domanda che, in questa famiglia, nessuno si era mai posto davvero, e comincia a spostare qualcosa.
In un prossimo articolo vedremo cosa succede quando qualcuno prova a rispondere.
Spunti di riflessione
• Quale mossa ripeti tu per prima, in automatico, quando senti la tensione salire in famiglia?
• In quali momenti la tua reazione a un comportamento dell’altro finisce per confermargli esattamente ciò che temeva?
• Cosa succederebbe se, per una volta, tu cambiassi la tua mossa abituale invece di aspettare che cambi l’altro?




