Ansia sociale sul lavoro: la storia di Marco, insegnante
L’ansia sociale sul lavoro non guarda il curriculum: Marco ha 29 anni, insegna italiano al liceo, dopo un dottorato conseguito in un’università prestigiosa.
In collegio docenti si deve discutere un progetto per intercettare forme di disagio fra gli studenti.
Marco ha un’ottima proposta pronta ma, quando il dirigente scolastico chiede il contributo dei docenti, resta in silenzio.
L’ansia sociale sul lavoro funziona così: blocca la voce, non le idee.
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Ansia sociale sul lavoro: quando l’idea giusta resta in testa
L’ansia sociale sul lavoro si manifesta proprio in momenti come questo.
Marco ha in mente un protocollo per individuare precocemente il disagio adolescenziale degli studenti, pensato per coinvolgere ogni docente nel lavoro quotidiano.
Prima di alzare la mano si dice: “Aspetto ancora un attimo, voglio essere sicuro di dirlo bene.”
Teme di non essere preciso e teme che l’imprecisione venga notata da colleghi e dirigente.
L’attimo si allunga.
Un collega propone un’idea più vaga della sua e riceve comunque attenzione.
“Avrei dovuto essere io a parlare per primo”, pensa Marco.
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Il prezzo di restare in silenzio
Quando la riunione finisce, Marco esce dalla sala riunioni senza fermarsi a parlare con i colleghi.
L’idea non detta gli resta addosso più del previsto, come un peso che non trova dove posarsi.
Il giorno dopo evita il collega che l’ha proposta, anche se sa che non è colpa sua.
Il protocollo a cui aveva lavorato con cura nelle settimane precedenti resta chiuso in un file: con lui resta chiusa anche l’occasione di vederlo realizzato in classe.
Nelle settimane successive smette di proporsi per le riunioni di dipartimento, come se quel silenzio avesse deciso, al posto suo, quanto spazio meritasse di occupare.
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Ansia sociale sul lavoro: una domanda che resta senza risposta
Marco si chiede perché, con le idee chiare in testa, non riesca mai a dirle ad alta voce davanti agli altri.
Non è la prima volta che succede e, sospetta, non sarà l’ultima.
Il dottorato, la preparazione, la competenza non c’entrano: qualcosa si blocca prima ancora che la voce trovi la strada.
Ripensa a quell’attimo più volte del previsto, senza trovare una spiegazione che regga fino in fondo.
Nel prossimo articolo proveremo a capire cosa succede, in quei secondi di silenzio, dentro la sua testa.
Spunti di riflessione
• In quali situazioni lavorative ti capita di restare in silenzio anche quando avresti qualcosa da dire?
• Cosa ti fermi a pensare, nei secondi prima di parlare davanti ai colleghi?
• Da dove nasce, secondo te, il bisogno di ripensare più volte a quel momento di silenzio?




