Mio figlio adolescente non mi parla più: la storia di Simone
Mio figlio adolescente non mi parla più: è il pensiero fisso di Laura da qualche settimana.
Suo figlio Simone ha 16 anni, al terzo anno del liceo scientifico: la crisi tra loro è nata da un rientro serale di venti minuti oltre l’orario concordato e, da allora, la casa è cambiata.
Questa storia raccoglie le parole di entrambi, perché nessuna delle due, da sola, spiega cosa sta succedendo.
.
Mio figlio adolescente non mi parla più: due modi opposti di reagire allo scontro
“Mio figlio adolescente non mi parla più”, scrive Laura in un messaggio alla sorella, quasi disperata e stanca di litigare ogni giorno.
Di fronte al conflitto la sua reazione è controllare: chiede conferme sugli orari con messaggi ripetuti, con la geolocalizzazione verifica dove si trova mentre lui è ancora per strada.
Simone reagisce nel modo opposto: si ritira, misura ogni gesto, entra in casa in punta di piedi, evita lo sguardo della madre.
Lei stringe la presa, lui si allontana ancora di più: due modi diversi e improduttivi di affrontare la stessa tensione, che finiscono per alimentarsi a vicenda.
.
Quando il silenzio diventa un linguaggio
Il silenzio di Laura non nasce da indifferenza: è il solo modo che conosce per segnalare una paura che non riesce a mettere in parole.
Più lei si chiude, più Simone si allontana a sua volta, e ogni allontanamento rafforza in lei il sospetto che qualcosa di grave stia succedendo.
Il padre Roberto interviene a modo suo, chiede la pace a cena, invita entrambi a lasciar perdere, ma senza mai affrontare apertamente cosa stia accadendo davvero tra loro.
Il conflitto si sposta, non si scioglie: resta sospeso, pronto a tornare al prossimo ritardo, alla prossima richiesta di uscire.
.
E se fosse lei che aspetta un segnale?
Una sera, dopo l’ennesima discussione, Simone nota qualcosa di diverso: sua madre resta sulla porta della sua stanza un istante più del solito, come se volesse dire qualcosa e non trovasse le parole giuste.
Non succede nulla di risolutivo, nessun abbraccio, nessuna spiegazione.
Ma quel momento gli resta addosso e gli fa pensare che dietro la freddezza della madre ci sia una paura che nemmeno lei sa nominare, qualcosa che riguarda anche lei, non solo lui.
Non è ancora un cambiamento: è solo l’inizio di una domanda che Simone porta con sé e che affronteremo in un prossimo articolo.
Spunti di riflessione
• Come reagisci di solito quando in casa cala un silenzio che nessuno spiega?
• In quali momenti la distanza con tuo figlio ti sembra più un muro che una tregua?
• Da dove potrebbe nascere, secondo te, la paura di un genitore che si chiude invece di parlare?




