Ritrovare la motivazione: Paolo e la risposta vera

Per ritrovare la motivazione, nei nostri primi colloqui, Paolo pronunciava una frase che tornava spesso: «Non capisco più perché lo sto facendo.»

Mesi dopo, quella frase ha cambiato forma.

E con lei, è cambiato lui.

.

Ritrovare la motivazione: la domanda che cambia tutto

La svolta di Paolo ha richiesto, prima di tutto, una domanda che non si era mai posto prima.

Gliel’ho rivolta in uno dei nostri colloqui, quando sembrava aver compreso il meccanismo del suo blocco ma continuava a restare fermo.
«Per chi lo fai?» ed è rimasto come bloccato.

Dopo una lunga pausa, risponde sincero: «Per i miei genitori. Per dimostrarmi che valgo.»
Un’altra pausa e poi: «Non per me. Non ci avevo mai pensato davvero.»

Era la risposta più onesta che avesse mai dato.

Le ricerche sui bisogni psicologici fondamentali mostrano che senza radicamento interno la motivazione regge finché tutto va bene.

Al primo cedimento si sgretola.

Paolo non era fragile: aveva costruito tutto sull’esterno e quell’esterno non reggeva più.

.

Quello che cambia quando la risposta arriva

Il cambiamento non è arrivato tutto insieme, all’improvviso.

La settimana successiva Paolo mi ha scritto: «Ho riletto un capitolo. Non per l’esame ma perché volevo vedere come andava a finire.»

Era poco ed era moltissimo.

Capire da dove veniva la sua motivazione era stato il lavoro di alcuni colloqui, a partire dal blocco che lo aveva fermato per mesi.

Nelle settimane successive ho visto qualcosa cambiare nel suo modo di parlare: non più «devo studiare» ma «voglio capire questo».

Non più «i miei si aspettano che…» ma «io voglio vedere se ce la faccio».

Paolo ha ripreso a rispondere agli amici e ha smesso di mentire ai genitori sugli esami.

Piccoli gesti ma dietro ognuno c’era una scelta.

.

Ritrovare la motivazione: non la fine, ma l’inizio

Paolo si è laureato in aprile.

Mi ha scritto un messaggio: «Ce l’ho fatta. Non per loro ma per me. Non l’avevo mai fatto così.»

Non c’era il sollievo di chi ha dimostrato qualcosa.

C’era qualcosa di diverso: la soddisfazione di chi ha fatto, per la prima volta, una scelta davvero sua.

Quello che ha attraversato non è solo un percorso verso la laurea: è un percorso verso se stesso.

La domanda «Per chi lo faccio?» torna ogni volta che si affronta qualcosa che conta.

Adesso Paolo sa dove cercare la risposta e sa che quella risposta deve essere, prima di tutto, sua e per lui.

Spunti di riflessione

  • In quale ambito della tua vita stai costruendo qualcosa che è davvero tuo e non è solo la risposta a un’aspettativa esterna?
  • Come descriveresti la differenza tra fare qualcosa perché vuoi e farlo perché senti di doverlo fare?
  • Quale sarebbe la tua risposta, onesta, alla domanda: «Per chi lo faccio?»

L'articolo ti riguarda?

Scrivimi per una consulenza gratuita: ti rispondo di persona.

Condividi questo articolo con chi potrebbe trovarsi nella stessa situazione

Lascia un commento