Rimuginio nell’ansia sociale: cosa succede nella testa di Marco
Il rimuginio nell’ansia sociale non aspetta occasioni speciali: Marco è nello studio dello psicologo per la seconda volta da quando ha iniziato il suo percorso.
Da settimane non riesce a smettere di ripensare a quel pomeriggio in collegio docenti, ai minimi dettagli, come se rivederli ancora potesse cambiarne il finale.
Il rimuginio nell’ansia sociale funziona così: non protegge, occupa solo lo spazio dove dovrebbe esserci silenzio.
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Rimuginio nell’ansia sociale: la sera che non passa mai
Il rimuginio nell’ansia sociale prende Marco quasi ogni sera, spesso senza che se ne accorga subito: appena la casa si fa silenziosa, la scena del collegio docenti torna nitida e lui la riguarda come un video che non riesce a fermare.
Ripensa al momento in cui è rimasto zitto, cerca il punto esatto in cui avrebbe dovuto parlare, si chiede se il dirigente se ne sia accorto.
Nessuno gliel’ha fatto notare, eppure lui continua a cercare l’errore.
“Cosa ha notato, mentre stava per parlare?” gli chiede lo psicologo.
Marco resta in silenzio: non ricorda cosa avesse detto il dirigente, ricorda solo la propria voce, il proprio respiro.
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Quando l’attenzione si volta verso di sé
Lo psicologo lo invita a tornare a quel momento, mentre stava per alzare la mano.
Marco si accorge che, in quei secondi, non stava ascoltando il collega che parlava: stava controllando come suonava la propria voce nella sua testa, se le mani tremavano, se il tono sarebbe uscito sicuro.
Si era guardato da fuori invece di essere semplicemente lì.
Lo psicologo la chiama attenzione centrata su di sé: più si osserva mentre parla, meno riesce davvero a parlare.
Marco riconosce la sensazione: gli era già capitata altre volte senza che avesse mai avuto un nome.
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Rimuginio nell’ansia sociale: due meccanismi, la stessa trappola
I due fenomeni si tengono per mano.
Più Marco si osserva mentre parla, più materiale ha per tornarci sopra.
E più ci torna sopra, più la volta successiva si osserverà con maggiore attenzione, per paura di ripetere lo stesso errore che non ha mai davvero commesso.
Lo psicologo non gli promette che smetterà subito di farlo: gli dice solo che riconoscere il meccanismo è il primo passo per interromperlo, non di eliminarlo in un colpo solo.
Nel prossimo articolo vedremo cosa succede quando Marco prova, per la prima volta, a fare qualcosa di diverso.
Spunti di riflessione
• Quali pensieri ricorrenti ti capita di rivivere dopo un momento sociale che ti ha messo a disagio?
• Cosa noti di te stesso mentre stai parlando con altre persone, nei momenti di maggiore tensione?
• Da dove potrebbe iniziare, secondo te, un modo diverso di stare in quei momenti?



