Propositi di fine anno: perché falliscono
Propositi di fine anno che naufragano dopo poche settimane sono un fenomeno diffuso, quasi un rituale. Metà gennaio, la lista scritta con entusiasmo il 31 dicembre giace già dimenticata.
Davide ha 34 anni.
Il 31 dicembre ha scritto: “Quest’anno mi rimetto in forma, leggo un libro al mese, passo più tempo con i bambini”.
Il 15 gennaio lavora ancora fino a tardi, non ha aperto un libro, la palestra resta un pensiero vago.
La delusione cresce: “Non ho forza di volontà”.
Ma il problema non è quello.
Perché i propositi di fine anno falliscono sistematicamente
I propositi falliscono perché confondono desideri generici con impegni concreti.
“Rimettersi in forma” non è un proposito: è un’aspirazione vaga, non indica cosa fare, quando, come.
Manca la specificità operativa che trasforma l’intenzione in azione.
Molti propositi nascono da un “dovrei” esterno più che da un bisogno autentico.
Scriviamo ciò che la società, la famiglia o i social suggeriscono, senza chiederci se risuona con i nostri valori.
Questo produce motivazione fragile che svanisce al primo ostacolo.
I propositi ignorano le condizioni necessarie al cambiamento comportamentale.
Davide vuole passare più tempo con i figli, ma non ha negoziato orari diversi con la partner, non ha ridistribuito responsabilità lavorative.
Il proposito resta sospeso in un vuoto organizzativo che lo rende irrealizzabile.
Dai propositi di fine anno alla propositività
La differenza tra un proposito che naufraga e uno che si realizza non sta nella volontà, ma nella propositività: la capacità di trasformare un’intenzione in progetto concreto, considerando risorse disponibili, ostacoli prevedibili e contesto relazionale.
Essere propositivi significa passare da “voglio stare meglio” a “dedico 20 minuti tre volte a settimana a camminare nel parco”.
Significa trasformare “dovrei leggere” in “leggo 10 pagine prima di dormire, invece di guardare il telefono”.
Richiede specificità, ancoraggio alla realtà, considerazione del sistema relazionale.
La propositività non è una dote innata ma una competenza che si sviluppa.
Coinvolge dimensioni cognitive (pensare alternative realistiche), motivazionali (connettersi ai propri valori autentici), emotive (tollerare l’incertezza) e relazionali (coinvolgere chi ci circonda).
Lo vedremo meglio in successivi articoli.
Spunti di riflessione
• Quali propositi hai formulato alla fine dell’anno e quali hai già abbandonato?
• I tuoi propositi erano desideri generici o impegni specifici con indicazioni su cosa, quando, come?
• C’è un proposito che potresti riformulare in modo concreto, considerando risorse reali e contesto di vita?




