Paura di perdere: cosa nasconde il blocco di Elena

La paura di perdere qualcosa che abbiamo costruito può bloccarci più della paura del fallimento.

Elena lo stava scoprendo: non era il cambiamento in sé a spaventarla, ma ciò che avrebbe lasciato andare.

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Paura di perdere: non è il nuovo che spaventa, è il vecchio che tiene

Elena ha riconosciuto il suo blocco come paura del cambiamento.
Ma questa consapevolezza, da sola, non è bastata a sbloccarla.

Nei giorni seguenti si è ritrovata a chiedersi: “Ma paura di cosa, esattamente? Non del trasloco in sé. Non dei nuovi colleghi, né della città”.

Guardando più in fondo, è emersa una risposta più precisa: aveva paura di perdere.

Perdere la certezza di sapere chi era in quel contesto, in quella città, con quelle persone, in quell’appartamento.
Perdere un’identità costruita negli anni, mattone su mattone, anche se non la soddisfaceva più.

E, come ogni emozione, aveva qualcosa da dire.

Il cambiamento non minacciava il futuro: minacciava il presente che conosceva.

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Quando la zona di comfort diventa identità

Noi costruiamo la nostra identità anche attraverso i contesti abituali in cui viviamo.

La zona di comfort non è pigrizia: è il luogo psicologico in cui sappiamo chi siamo.
Uscirne non significa soltanto affrontare qualcosa di nuovo, significa lasciare andare una versione di sé che ha funzionato finora.

È questo che genera la paura di perdere: non la novità, ma la perdita.

Per Elena significava lasciare un posto in cui era riconoscibile, prevedibile, al sicuro.
Non nel senso fisico, ma nel senso più profondo: sapeva come muoversi, cosa aspettarsi, chi essere.

Il nuovo contesto avrebbe rimesso tutto in discussione.

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Paura di perdere: riconoscere cosa si tiene e perché

Elena comincia a distinguere la paura di perdere dalla paura generica del cambiamento.

Non è la stessa cosa.

La paura del cambiamento dice non voglio che le cose cambino.
La paura di perdere, invece, dice so già cosa perderò e fa male.

Riconoscere cosa si teme di perdere permette di valutarlo con più chiarezza.

Elena si accorge che alcune perdite che temeva esistevano solo nella sua testa, certezze immaginarie, non reali.
Altre, invece, erano genuine.

Saperlo non elimina la paura, ma le restituisce contorni precisi.

E una paura con contorni precisi è già meno paralizzante.

Spunti di riflessione

• Quando pensi a un cambiamento che stai evitando, cosa temi concretamente di perdere?
• Quella perdita è reale o la stai immaginando più grande di quanto sia?
• C’è qualcosa che stai tenendo per abitudine, più che per scelta consapevole?

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