Paura del cambiamento: perché restiamo fermi

La paura del cambiamento è una delle esperienze più diffuse e meno riconosciute.

Non si presenta come spavento, ma come esitazione o stanchezza inspiegabile.

Elena la conosceva bene, anche se non sapeva ancora darle un nome.

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Paura del cambiamento: quando restare fermi sembra più sicuro

Elena, 38 anni, vive nella stessa città, nello stesso appartamento da dieci anni.

Sa che qualcosa non la soddisfa più.

Da due anni pensa di trasferirsi a Milano, dove un’amica le offre di condividere un appartamento.

Non per fuggire, ma per scegliere qualcosa di suo. Eppure, non decide. Rimanda. Trova sempre un motivo per aspettare.

Chi le sta vicino fatica a capire. Lei stessa fatica a capire.

Quello che Elena sperimenta non è indecisione: ogni volta che il cambiamento si avvicina, qualcosa in lei si ritrae.
Il corpo si irrigidisce, la mente trova obiezioni e reprimere queste emozioni non fa che consolidare il blocco.

Restare fermi diventa, paradossalmente, la scelta che richiede meno sforzo.

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Quando il blocco si nasconde dietro altre forme

La paura del cambiamento raramente si presenta come paura.

Non ha la forma di un attacco di panico né l’intensità di un’ansia conclamata.

Si mimetizza: diventa procrastinazione, razionalizzazione, stanchezza.

Noi siamo “costruiti” così: preferiamo la certezza all’incertezza, anche quando quella certezza non ci soddisfa.

Il familiare ha un vantaggio che il nuovo non può offrire: lo conosciamo già.

Elena, in questi due anni, ha trasformato la sua paura in ragioni sensate per non muoversi.

Prese singolarmente, sembravano giustificate.
Insieme, rivelavano un pattern: ogni volta che la decisione si avvicinava, emergeva un nuovo ostacolo.

Ti è mai capitato qualcosa di simile?

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Paura del cambiamento: riconoscere il blocco per quello che è

Un pomeriggio Elena rilegge i messaggi con la sua amica: trova decine di “Ci sto pensando”, “Forse a primavera”, “Vedremo”.

E dentro di lei, come un interruttore, qualcosa scatta.

Non è prudenza quella che legge, è un blocco ripetuto, sistematico.

Per la prima volta riesce a nominarlo: ha paura.

Non del trasloco, ma del cambiamento che rappresenta.

Riconoscere la paura del cambiamento non risolve il blocco, ma è il passaggio necessario.

Finché la viviamo come indecisione, cerchiamo la soluzione nel posto sbagliato.

Quello che chiami prudenza, potrebbe essere paura del cambiamento?

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* Dedicato a Elena che potrà leggere e rivedersi nella Elena che è stata.

Spunti di riflessione

• C’è qualcosa che rimandi da tempo, razionalizzando con motivazioni sempre diverse?
• Quando ti avvicini a una scelta che implica cambiamento, cosa senti nel corpo?
• Quella che chiami prudenza o realismo potrebbe, in qualche misura, essere paura?

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