Insicurezza decisionale: Daniela bloccata dal dubbio
L’insicurezza decisionale può trasformare le decisioni ordinarie in momenti di ansia e persino di angoscia.
Ci si ritrova a rimandare scelte apparentemente semplici, temendo di sbagliare o di deludere le aspettative altrui.
Quando questa condizione pervade ogni ambito della vita, anche le opportunità più promettenti diventano fonte di paralisi anziché di entusiasmo.
Ed è allora che bisogna farsi aiutare, iniziare un percorso psicologico.
Insicurezza decisionale: la vita bloccata di Daniela
Daniela, 28 anni, laureata in economia, lavora da tre anni come impiegata amministrativa.
La sua responsabile la vuole valorizzare e le propone di coordinare un team, gestire budget, interfacciarsi con clienti.
Un’opportunità desiderabile. Eppure, da giorni rimanda la risposta. “Mi sveglio la notte pensandoci”, racconta.
“So che dovrei dire di sì, ma poi immagino che fallirei”.
Con Marco, il suo fidanzato, mostra lo stesso schema: “Gli mando tre messaggi, se non risponde subito. So che è assurdo, ma non riesco a smettere”.
Quando il dubbio blocca ogni decisione, la vita rimane sospesa tra desiderio e paura.
Quando il dubbio diventa routine quotidiana
In ufficio Daniela resta in silenzio durante le riunioni. “Ho paura di dire una sciocchezza”, confessa.
La sera rivive ogni conversazione: “Forse quella battuta era fuori luogo”.
Ha abbandonato il suo hobby: la fotografia.
Confrontandosi sui social, si convince di non essere all’altezza.
Cerca costantemente l’approvazione materna, che la rassicura ma, in questo modo, alimenta la dipendenza.
Questi comportamenti riflettono quella bassa autostima che condiziona le relazioni.
Schemi precisi che affondano le radici nella storia familiare.
Insicurezza decisionale: riconoscere come si manifesta
L’insicurezza decisionale si manifesta diversamente in ciascuno.
Daniela evita l’esposizione, preferisce rimanere invisibile.
Altri reagiscono con perfezionismo compensatorio, lavorando il doppio per dimostrare il proprio valore.
Altri ancora sviluppano dipendenza affettiva, cercando nell’altro quella sicurezza che non trovano in sé.
Daniela, in uno dei primi colloqui, afferma: “Ho capito che quando dico ‘non sono all’altezza’ uso una lente deformante e non vedo la realtà per quella che è”.
Questi sono alcuni dei segnali dell’insicurezza che bloccano la vita quotidiana.
Riconoscere il proprio pattern è il primo passo verso il cambiamento.
Spunti di riflessione
• Riconosci nella tua vita quotidiana situazioni in cui, come Daniela, rimandi decisioni per paura di sbagliare?
• Da chi cerchi conferme prima di prendere decisioni importanti? Cosa succederebbe se decidessi autonomamente?
• Quali opportunità hai lasciato passare negli ultimi mesi perché ti sentivi “non all’altezza”?




