Blocco motivazionale: perché Paolo si è fermato davvero

Il blocco motivazionale di Paolo dura da tre mesi.

È tornato dalla biblioteca dopo venti minuti, ha aperto il libro, lo ha richiuso.

“Non riesco nemmeno a iniziare”, dice con voce piatta.

Aveva cominciato a capire che quel blocco nello studio aveva radici più profonde di quanto immaginasse.

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Blocco motivazionale: le radici di una spinta fragile

Il blocco motivazionale di Paolo non nasce dalla fine della relazione con Sara.

Quella è stata la scossa che ha fatto crollare qualcosa di già instabile.

Paolo aveva studiato per sentirsi all’altezza, per non deludere i genitori, per costruire un’immagine vincente di sé.

Una spinta costruita dall’esterno, che dipendeva dallo sguardo degli altri: un sistema fragile per natura.

La ricerca sulla motivazione autonoma e quella controllata negli studenti universitari mostra come le aspettative esterne, da sole, non reggano: basta un evento emotivo significativo perché vengano meno, lasciando un vuoto che la sola forza di volontà non riesce a colmare.

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Il circolo che si alimenta da solo

Sapere che c’è un blocco non basta a scioglierlo.

Paolo lo sa benissimo, eppure ogni sera ripete gli stessi gesti: mente ai genitori dicendo che sta studiando, schiva gli amici che lo farebbero sentire in ritardo, riempie le ore davanti allo schermo.

Ogni evitamento sembra una piccola protezione, ma produce l’effetto opposto: conferma che aprire il libro è troppo, che il momento giusto non è ancora arrivato.

E non arriverà mai, aspettandolo.

Capire da dove viene la propria motivazione è il punto da cui partire per uscire da questo schema.

Un circolo che Paolo non ha scelto, ma che ha costruito senza accorgersene.

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Blocco motivazionale: il segnale che vale la pena ascoltare

Non sempre un blocco è solo un ostacolo. A volte è un messaggio.

Il blocco di Paolo non dice che è incapace: dice che ha costruito la sua spinta su una base che non reggeva più.

Finché studia per dimostrare qualcosa agli altri — ai genitori, all’immagine vincente di sé che si era costruito — trova sempre quel peso al petto ogni volta che apre il libro.

Per chi lo faccio?” è la domanda che non si è mai posto.
Troppo scomoda. Ma è anche la più necessaria.

Iniziare a rispondere è il primo vero passo verso un cambiamento possibile.

Spunti di riflessione

  • Da dove viene la spinta che ti muove nelle cose più importanti che fai: quanto dipende dagli sguardi degli altri e quanto è davvero tua?
  • In quali situazioni della tua vita hai continuato a evitare qualcosa, aspettando che il momento giusto arrivasse da solo?
  • Come risponderesti se qualcuno ti chiedesse perché fai quello che fai, con le tue parole, non con quelle degli altri?

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