Dipendenza affettiva: quando l’amore diventa una gabbia
Dipendenza affettiva significa vivere in funzione dell’altro, perdendo progressivamente se stessi.
Non è amore: è bisogno, paura, vuoto che cerca disperatamente di colmarsi attraverso la presenza di qualcun altro.
Quando la relazione diventa l’unica ragione di vita
Chiara ha 32 anni e una storia che si ripete da quasi dieci anni.
Ogni relazione, in pochi mesi, si trasforma in qualcosa di soffocante.
Controlla il telefono del partner, ogni ritardo è come un segnale di disinteresse, annulla i suoi impegni per essere sempre disponibile. Quando lui chiede spazio, lei vive nell’angoscia.
“Non riesco a stare bene se non so che lui pensa a me”, confessa.
La sua vita ruota interamente attorno alla relazione, fino a quando lui, sfinito dalla pressione, decide di andarsene.
Il copione si ripete invariabilmente nella relazione successiva.
Cos’è la dipendenza affettiva e come si manifesta
La dipendenza affettiva è una condizione in cui l’altro diventa l’unica fonte di valore personale, sicurezza e identità.
Chi ne soffre percepisce l’autonomia come minaccia e la solitudine come insopportabile.
Si sviluppa un legame disfunzionale fatto di controllo mascherato da premura, sacrificio vissuto come prova d’amore, gelosia presentata come coinvolgimento.
La persona dipendente oscilla tra paura dell’abbandono e rabbia per non sentirsi mai abbastanza amata.
Le radici della dipendenza affettiva: da dove nasce questo bisogno
La dipendenza affettiva affonda le sue radici nelle esperienze relazionali precoci, in particolare nel rapporto con le figure genitoriali.
Spesso chi ne soffre proviene da contesti familiari in cui l’affetto era condizionato, imprevedibile o assente.
Così si sviluppa la convinzione profonda che l’amore vada conquistato attraverso la rinuncia a se stessi, che i propri bisogni non siano legittimi.
La scarsa autostima e la mancanza di un senso di sé solido portano a cercare nell’altro quella stabilità interiore che non si è potuta costruire.
La dipendenza può manifestarsi anche nelle relazioni con amici o familiari.
Il denominatore comune è l’incapacità di stare bene con se stessi, il terrore di essere lasciati soli.
Riconoscere questo schema è il primo passo.
Chiara, oggi, sta iniziando a porsi alcune domande.
Non ha ancora risposte, ma ha smesso di negare che qualcosa non funziona.
Spunti di riflessione
- Ti capita di sentire un’ansia insopportabile se il tuo partner non risponde subito ai messaggi o sembra distante?
- Hai mai rinunciato a interessi, amicizie, obiettivi per mantenere una relazione?
- Immagini una vita soddisfacente anche senza una relazione sentimentale, o l’idea ti spaventa profondamente?




